lunedì 6 settembre 2010

Catturare il grizzly non è facile...

































Siccome un'immagine vale più di mille parole, ho fatto precedere allo scritto alcune delle tantissime immagini scattate oggi.
Siamo partiti come preventivato alle 7 per il Tide Rip tour ( http://us.yhs.search.yahoo.com/avg/search?fr=yhs-avg-chrome&type=yahoo_avg_hs2-tb-web_chrome_us&p=tide+rip+grizzly+tours per il video pubblicitario su youtube) e alla quasi folle velocità di 25 nodi, dopo aver fatto colazione, data l'ora, con caffè e muffin, in poco più di 2 ore siamo arrivati in fondo al Knight Inlet dove l'estuario di un fiume crea con il mare una zona umida ricchissima di cibo, sia animale (salmoni), sia vegetale e quindi dove si possono ritrovare moltissime specie animali che vanno alla ricerca di cibo. Abbiamo prima di tutto incontrato delle simpatiche foche (nella prima immagine in alto ce ne sono due: una nuota e l'altra ha trovato in un tronco un comodo tapis roulant e si fa portare dalla corrente) poi ci siamo imbattuti in uno stormo di oche (ho già detto che ci troviamo sulla Pacific Flyway, praticamente la superstrada usata dagli uccelli migratori) che riposava (meraviglioso poi vedere tutto lo stormo partire come fosse un animale solo...). Intanto qualche aquila dalla testa bianca (bald eagle) e qualche falco pellegrino volavano da una riva all'altra del fiume/fiordo e ogni tanto si buttavano in acqua per prendere un pesce lasciandoci ogni volta emozionati per le loro evoluzioni aeree; fra le piante si poteva ogni tanto intravedere qualche cervo o capriolo che brucava... Però dei nostri obettivi, i grizzly, nemmeno l'ombra, nonostante siamo stati una buona mezz'ora buoni buoni in silenzio ad aspettare che "succedesse qualcosa". Siamo allora tornati alla nostra barca-madre (infatti nel frattempo arrivati dove il fondale era troppo basso ci eravamo trasferiti su una barca a fondo piatto, con un piccolo motore silenziosissimo e addirittura certe volte la nostra guida spegneva il motore e scendeva a spingere/tirare la barchetta nelle direzioni in cui lui sapeva avremmo potuto trovare fauna interessante da fotografare) per il pranzo, panini e verdure con una tazza di caffè. Passato un po' di tempo e salita la marea, siamo ritornati sulla nostra barchetta e ci siamo potuti addentrare maggiormente lungo l'estuario del fiume; dopo poco abbiamo avvistato mamma grizzly con due piccoletti che giocavano e litigavano, ma prima di tutto mangiavano le bacche e l'erba umida. E lì ci siamo scatenati con le macchine fotografiche, mantenendoci però sempre a debita distanza, visto che una mamma orsa di quasi 200 kg che sente i cuccioli minacciati non è un incontro piacevole. Siamo rimasti quasi un'ora a fotografare la famigliola grizzly sino a quando la guida non ci ha detto che il vento stava cambiando e che dovevamo rientrare. Tornati sulla barca-madre ci siamo accorti che il vento era davvero cambiato perchè il mare si era increspato, ma nonostante questo la velocità è sempre stata di 25 nodi (abbiamo capito a questo punto perchè alla partenza del tour dicevano che era proibito alle donne gravide e a chi soffriva di mal di schiena) sino a quando non abbiamo avvistato lungo la riva un grande orso nero anziano che era sceso verso il mare per uno spuntino: sosta per fotografare anche questo poi di nuovo siamo sfrecciati verso Telegraph Cove, dove siamo arrivati verso le 16.30, ovvero 9 ore dopo la partenza. Ma tante sono state le emozioni che non ce ne siamo quasi accorti.
Adesso andiamo a cercare qualche barbecue per ristorarci pure noi...
Alla prossima















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