giovedì 18 agosto 2011

Abbiamo scelto il medioevo

Oggi ci immergiamo in un clima medioevale, visitiamo la cittadina di Friesach, a 50 km circa da Klagenfurt, cittadina ancora rimasta con le mura integre ed il fossato di protezione intatto. Gli abitanti vanno fieri di questa caratteristica che nel medioevo li salvò da un assedio tanto che ogni anno d'estate rievocano l'episodio (cioè si  chiudono dentro e si fanno assediare, tutti in costume: nel frattempo fanno tornei e giostre e ovviamente mangiano e bevono birra). Siamo arrivati relativamente presto e per strada non c'era nessuno, nè turisti, nè abitanti e le insegne indicavano che le attrazioni turistiche erano alla rocca, che, per non usuurpare il suo nome, era circa 300 gradini sopra dove avevamo parcheggiato. Soffiando come mantici siamo arrivati in cima dove abbiamo trovato una chiesa, la piazza d'armi, il castello con il piazzale interno, tutto pressochè intatto. Nelle sale al piano terra stava la locanda poi al primo piano stava un salone (chiuso) dove la sera (fino a venerdì prossimo ma hanno iniziato a Giugno) rappresentano "Arlecchino servitore di due padroni".
Con la Carinzia-card avevamo diritto a visitare gratuitamente il museo nella torre del castello: praticamnte una superficie di 100mq/piano per 6 piani di cui uno sotterraneo, tutti collegati da ripide scale in legno. Erano esposti vari materiali che indicavano le varie fasi storiche attraversate dagli abitanti del castello, dall'epoca tardo-carolingia a quando risalgono i primi abitanti, sino alla fine del 1700: alla fine comunque una cosa interessante, ma che fatica tutte quelle scale!
Ridiscesi in paese, siamo andati alla ricerca di un altro museo, sempre compreso nella Carinzia-card, e ci siamo imbattuti, nei pressi di una fontanella, in una targa molto interessante: Friesach era una delle tappe della "via Slavorum", via dei pellegrini che partendo da Cracovia arrivava sino a Roma (quindi c'è chi lo ha fatto ben prima di Wojtila...). Chiedendo in giro abbiamo saputo che per il museo "Le tracce dell'unicorno" dovevamo andare all'ufficio turistico del Comune; siamo andati e, quando hanno saputo che volevamo vedere il museo, è praticamente scattato l'allarme. Una signora è scappata con un mazzo di chiavi ed è andata ad aprire la porta del museo e ad accendere le luci, intanto un'altra ci ha dato un foglio con le spiegazioni delle varie sale in italiano scusandosi se le spiegazioni che avremmo sentito  durante la visita erano in tedesco (in pratica prendeva tempo intanto che la sua collega tornava) poi, data l'evidente scarsità di visitatori, non sapeva come stamparci i biglietti che alla fine si è appurato che erano due monetine da inserire in una macchinetta per poter entrare da un tornello . Ma che mostra era? Di preciso non lo sappiamo neppure noi ma abbiamo realizzato che era una mostra multimediale sui miti e le leggende, dove passando in corridoi bui improvvisamente si accendevano video sugli antichi miti celtici (ecco perchè qui intorno vedevamo tanti leghisti...) e si passava da una sala con le antiche navi medioevali ad un'installazione con un esercito di terracotta rappresentante i crociati poi ad una sala dove i rumori di spade e di cavalli al galoppo simulavano una battaglia sino ad un salone con al centro la mitica Excalibur. Tentando di estrarla dalla roccia (in pratica impugnando la spada si premeva un pulsante) si alzava davanti a noi un enorme simulacro di spada, molto somigliante però ad un grande crocefisso. Infine, cercando in un finto labirinto la porta fatata, si poteva entrare in una "foresta magica" dove tra gli alberi appariva un unicorno (proiettato su uno schermo). Da lì si usciva all'aperto nel giardino delle poesie ovvero un grande prato sotto un pezzo delle mura di cinta cittadine con qualche installzione per i bambini e alcune incomprensibili sculture di pietra. Ci siamo rifocillati all'osteria (si chiama proprio così) e nel frattempo abbiamo cercato di decidere dove andare: giardino dei nanetti, museo delle pipe, distilleria o caseificio? Troppo caldo: meglio andare al lago. Siamo allora andati a Portschach, luogo molto esclusivo del jet-set salisburghese. Per la verità sembravamo la famiglia Fantozzi: vagavamo sul lungolago con maglietta e pantaloni lunghi cercando un accesso al lago che non fosse spiaggia riservata mentre intorno a noi giravano tutti in costume da bagno. Arrivati ad un chiosco dove ci siamo finalmente seduti all'ombra a prendere un gelato, abbiamo potuto constatare che l'ambiente non era diverso da un qualsiasi stabilimento balneare dei nostri litorali. Mancavano le onde e invece della sabbia c'era l'erba, i bambini non strillavano, la gente non giocava coi racchettoni, ma per il resto c'era gente a mollo ed altra spalmata a prendere il sole, un esercito di pedalò solcava il lago e qualche motoscafista imbecille correva facendo un sacco di rumore, magari trainando qualcuno attaccato ad un parapendio o seduto dentro una camera d'aria di camion, sempre però lontano dal limite di balneazione. Ma lo stesso faceva caldo. Memori del fresco del giorno prima ci siamo rimessi in auto e ci siamo diretti a Maria Woerth, dove su una panchina in un prato all'ombra di un tiglio, ci siamo finalmenti rilassati e "abbiamo preso il fresco".
Tornati alla nostra strana pensione, siccome Stefano non aveva sofferto abbastanza il caldo, ha deciso di sfruttare la sauna dove si è rintanato per un sacco di tempo. E infine fu cena.

mercoledì 17 agosto 2011

Wörthersee


Il Wörthersee è il luogo di vacanze "in" degli austriaci. 4 sono le cittadine principali: Velden, Potschach, Klagenfurt (capoluogo della Carinzia) e Maria Wörth che da' il nome al lago. Stamattina abbiamo iniziato con un'escursione proprio a Maria Wörth, che è un piccolo paesino molto carino con due chiese vicine tra loro con annesso cimitero, costruite su un promontorio che si allunga nel lago.
Abbiamo acquistato la Carinzia-card che permette, con una spesa di 34€ a persona di accedere gratuitamente per una settimana a circa 100 "luoghi turistici" della regione (musei, piscine, castelli, parchi acquatici...) e, per sfruttarla da subito, siamo saliti sulla Pyramidenkogel, torre alta 50 mt. posta su una collina di 905 mt. da cui si può vedere non solo il Wörthersee in tutto il suo splendore, ma anche gran parte della regione sino alle vette più alte (che si chiamano Caravanches); sembra una cosa banale, ma davvero vale la pena di salire su questa torre per poter ammirare tutto il panorama. Visto che stavamo dal lato giusto del lago e che un'altra attrazione compresa nella Carinzia-card non era distante siamo andati a vedere la forra di Tscheppaschlucht, dove la guida diceva che con un sentiero adatto a tutti potevamo vedere fiori rari e cascate d'acqua stupende.
Già appena arrivati abbiamo trovato il parcheggio esaurito (buon segno, abbiamo pensato, allora è davvero un posto bello) per cui abbiamo dovuto parcheggiare lungo la strada e scarpinare per un po' (ma al ritorno abbiamo visto una scorciatoia...). Dopo una discesa in mezzo a radici e roccette, siamo arrivati ad una specie di parco giochi per giovani Tarzan dove ci si poteva lanciare, opportunamente imbragati, da un albero all'altro e/o camminare su ponti tibetani a qualche metro di altezza dal suolo. Anche questo era compreso nella Carinzia-card, ma ci è sembrato un po' troppo approfittarne, anche perchè alla fine del percorso arboreo era previsto un attraversamento di tutta la vallata sopra al torrente appesi ad una fune metallica. Ci è stato detto che la forra era distante altri 15' a piedi (discesa ripida e ciottolosa) per cui ci siamo incamminati con un certo ottimismo. Arrivati all'inizio del sentiero lungo la forra abbiamo pensato che anche se non compreso nella nostra card ci potevamo concedere un panino al chiosco posto proprio come una stazione di pedaggio all'inizio della forra. E fu pane e salsiccia affumicata secca. Ben rifocillati abbiamo varcato il ponticello sul torrente e abbiamo trovato...un percorso da fare rigorosamente a piedi nudi lungo 300 mt. che comprendeva varie tipologie di terreno e un tratto nella freddissima acqua del torrente. Fortunatamente si poteva saltare. Da lì, però, iniziava un lungo, ripido, infido sentiero che risaliva il torrente tra passaggi su roccette umide e scivolose, scale di ferro modello pompiere e passerelle di legno. Il paesaggio era comunque stupendo, ma noi, non molto prudentemente e fidandoci di quanto riportava la guida, stavamo con delle normalissime scarpe basse che ci rendevano ancora più problematico il procedere. Siamo comunque stoicamente andati avanti per un paio di km, poi, dopo una scala metallica quasi verticale e due passerelle di legno con i corrimani decisamente bassi, abbiamo optato per uno strategico dietro front. Il ritorno è stato difficile perchè ovviamente quanto prima avevamo salito andava disceso e quanto disceso andava risalito; nella discesa le scarpe mi hanno tradito per cui in uno scalino di legno il piede mi si è rivoltato verso l'esterno con conseguenti canti di lode a tutto il calendario dei santi da parte mia. Stanchi, sudati e decisamente provati siamo finalmente giunti alla macchina e con quella alla nostra pensione, luogo un po' strano di cui avremo modo di dissertare in futuro, dove una doccia ristoratrice, una fasciatura alla mia caviglia e un'ottima cena (sono strani, ma fanno da mangiare benissimo) hanno rallegrato e concluso la nostra giornata.
Domani vediamo di riposarci e di trovare cose comprese nella Carinzia-card meno faticose (il museo dei trenini, il castello dei Celti, il parco dei nani, la visita ad una distilleria, una spiaggia nudista...)

martedì 16 agosto 2011

Großglocknerstraße


Sveglia alle 6 perchè si deve sfruttare tutta la giornata. Ci attende una delle 10 strade più belle del mondo (che però secondo noi non è all'altezza della Parkway 1 sulle Rocky Mountains o la Costiera amalfitana o la costiera da S.Francisco a Monterey...) ovvero la Großglocknerstraße, considerata comunque il paradiso dei motociclisti. Da un sito che Cinzia ha consultato sta scritto che nel carnet di un motociclista che si rispetti non può mancare questa strada, che infatti è costellata di "Bikers Point". Per fortuna il meteo è stato favorevole. La prima parte della strada, da Heligeblut alla Franz-Josef Hutte, è davvero stupenda, ricca di cascate e di laghetti (naturali ed artificiali) con animali al pascolo e casette in tipico stile Heidi. Pare che le acque abbiano poteri curativi: hanno dimostrato (???) che stando oltre un'ora al giorno in prossimità degli spruzzi della cascata per 15gg si poteva migliorare l'asma del 30% (ma farsi venire la bronchite nell'80% dei casi...)
La Franz-Josef Hutte è su una cima di fronte al Großglockner (la vetta più alta d'Austria), separata da questo dal Ghiacciaio Pasterze, il più lungo delle Alpi Orientali (ma destinato, come ormai tutti i ghiacciai a regredire molto rapidamente e, se le cose non cambieranno, ad estinguersi). Il clima non è comunque diverso da quello delle cascate del Niagara: megaparcheggi con autosilos, negozi di souvenir, terrazze ed ascensori panoramici, ristoranti, musei, percorsi didattici, funicolare che scende sino alle più vicine lingue del ghiacciaio... Dappertutto ci sono cartelli che avvertono della presenza di marmotte in loco, ma, secondo noi, con tutto quel casino di gente vociante le marmotte se ne stanno ben chiuse nelle loro tane insonorizzate. Le guide, comunque, dicono che le ore migliori sono quelle del primo mattino (la strada, peraltro a pagamento, apre dalle 5 alle 21) quando c'è pochissima folla e, spesso, le marmotte escono a fare una passeggiata o a procurarsi il cibo. La vista dal piazzale della Franz-Josef Hutte vale assolutamente il viaggio, il pedaggio ed i tornanti: raramente ho avuto occasione di vedere scorci di montagne con ghiacciaio annesso così imponenti.
La seconda parte della strada, che comprende la sosta alla stazione di valle per la cabinovia Panorama (9,80€ A/R) e successivamente all'Edelweisspitze non è nulla che si possa confrontare con la prima parte del tracciato (a meno che non si disponga di MOLTO tempo e si vogliano fare delle escursioni a piedi in quota lungo la cresta dei monti lì attorno (attività emozionante, gratificante, ma per noi troppo faticosa). Più avanti, non senza aver affrontato una strettissima strada molto ripida e ciottolata con 6 tornanti "da paura" si arriva al piazzale dell'Edelweisspitze, destinato alle centinaia di Bikers che arrivano sino quà sopra da ogni parte d'Europa (abbiamo visto Italiani, Olandesi, Belgi, Ungheresi, Sloveni, Lituani, ma soprattutto tedeschi e austriaci che salivano con ogni tipo di moto (cinquantini compresi!). In una struttura a torre era ospitato anche il "Biker's Nest", una sala con tutte le foto delle imprese sportive fatte (generalmente tra le due guerre) con le moto dell'epoca sulla strada appena costruita (la Großglocknerstraße è stata asfaltata e aperta al traffico 75 anni or sono, ma le gare risalgono al decennio precedente)
Dal "Biker's Nest" guardando verso valle si vede il lago di Zell, nostra meta intermedia e da lì infatti ci siamo incamminati per la discesa, che, pur molto bella paesaggisticamente, non assomiglia per nulla alla strada della salita. Arrivati dopo non molto (e qualche protesta del TomTom...) lungo il lago di Zell, ci siamo fermati per una sosta ristoratrice alla terrazza del Grand Hotel del lago. Luogo estremamente signorile, con terrazza sul lungolago ricoperta di fiori e allietato dalle musiche discrete di un pianista. Caratteristica particolare del luogo è stata vedere svariati ebrei osservanti che sia al bar, sia lungo il passeggio lungolago, indossavano la rituale Kippàh e addirittura un giovane tutto di nero vestito con i boccoli neri che gli scendevano da sotto il cappello. Ci siamo dati due possibili spiegazioni: o un gruppo di israeliani (tra cui qualche osservante) in un viaggio organizzato, oppure un convegno fatto in questi giorni a Zell Am See delle comunità israelitiche d'Austria. L'atmosfera era quella tipica mitteleuropea, signorile ma non settaria, lievemente decadente. Abbiamo riflettuto sul fatto che qui un'atmosfera ed un ambiente del genere è accessibile quasi a chiunque, mentre lo stesso ambiente di là dall'Oceano, diventa irraggiungibile ed accessibile solo a personaggi dell'altissima borghesia.
Partiti da Zell am See ci siamo diretti verso Velden, nostra meta finale dove siamo arrivati in un alberghetto molto suggestivo, dove si mangia benissimo e dove un cuoco tuttofare gestisce la baracca come un direttore d'orchestra. Pare che ci aspettino delle sorprese: barbecue in giardino, sauna, spiaggia a disposizione sul Wörthersee e qualcos'altro che uscirà a sorpresa (intanto ho adocchiato in giardino un albicocco ricco di frutti maturi...)

La processione
























lunedì 15 agosto 2011

Piove...

Stanotte c’è stato un gran bel temporale e stamani continua a piovere. Bisogna necessariamente cambiare programma. Non andremo sulla strada alpina per il Grossglockner ma resteremo a valle a visitare paesini. Alle 10 meno un quarto raggiungiamo il centro Kals e siamo proprio in tempo per la processione tradizionale. Manifestazione molto ben preparata, lunga e piena di episodi. Il paesino di Kals non è molto abitato e per la numerosità dei figuranti riteniamo che almeno un membro di ogni famiglia partecipi a questa manifestazione. Ci  sono tutti dal piccolino con il ciuccio in bocca alla nonnina curva che fatica a camminare. Tutti rigorosamente in abito tradizionale, calzettoni di lana, cappello e cappotto di loden. Pieni di piume e fiori colorati. C’è la banda musicale molto numerosa, le donne con i mazzolini di fiori da offrire e recuperare un po’ di soldi con le offerte a piacere, c’è il capo mastro, i portatori di statue e due picchetti uno armato di spadini ed uno più folto armato con i moschetti. Ad inizio processione hanno fatto il saluto al baldacchino con il corpo di Cristo a suon di colpi di moschetto, dopo la processione si è snodata lungo tutte le vie del paese per ritornare di nuovo in chiesa, dove sono entrati anche i picchetti armati (sigh!).
Aneddoto curioso è stato che la chiesa parrocchiale è anche la chiesa del cimitero locale; tutte le tombe hanno davanti un asticella di ferro sormontata da una specie di scodellina piena d’acqua. Qualcuna è aperta, qualche altra ha un coperchio. I parenti si avvicinano alle tombe e bagnano le dita in quell’acqua e si fanno il segno della croce come se l’acqua fosse benedetta. Se lo è, in molti casi è inquinata almeno da quella piovana, se non da moscerini ne qualsiasi altra cosa, ma si sa l’acqua che scende dal cielo è benedetta per definizione ed i moscerini sono creature di Dio… eh eh
In chiesa poi abbiamo capito che è proprio istituzionale che sulle tombe ci vada l’acqua benedetta, poiché in chiesa c’è una specie di teiera gigante con fontanina annessa piena di acqua benedetta.
Nello stesso cimitero c’è una costruzione moderna, anche avveniristica dove sono ricordati tutti i morti sul Grossglockner dal 1931 ad oggi e non sono pochi ahimè.
Nel frattempo è reiniziato a piovere per cui, scartando la possibilità di restare a Kals per il concerto della banda locale ed il successivo gran ballo nel (piccolo) pavillon, siamo andati a Lienz, che sarebbe il capoluogo di questa regione. La cittadina è carina, con una grande zona pedonale che corrisponde alla città vecchia, dove ci sono molti negozi (delle solita catene: Benetton, Murpy&Nyne, Expert…) e soprattutto molta gente in giro a passeggio. Ne avessimo trovato uno che parlava tedesco: tutti italiani! Nei locali il menu è (anche) in italiano, i cartelli turistici sono in tedesco ed italiano (non ci sono i corrispondenti in francese e inglese), i camerieri parlano italiano perfettamente: insomma pare di essere in Alto Adige! Tanto per non smentirci abbiamo mangiato wurstel e carne alla griglia (la griglia era a vista, praticamente sulla pazza principale: si sentiva l’odore di grill da centinaia di metri di distanza) sulla piazza principale tentando, non sempre con successo, di difenderci sotto gli ombrelloni dalla pioggia che nel frattempo era diventata un vero diluvio.
Non ci restava altro che rifugiarci nella nostra piccola pensioncina sulle Alpi in mezzo al verde.

domenica 14 agosto 2011

Si parte!



Si parte…..

La giornata però non inizia nei migliori dei modi.
Sveglia alle 5,45…… ebbene si…. Non so quale ma certamente un qualche peccato dobbiamo espiarlo.
Dicevo sveglia alle 5,45….
Chiuso l’ultimo bagaglio, chiusa la casa, chiusa la porta, in macchina….. sosta al solito bar, cornetto vuoto e due cappuccini tiepidi senza schiuma.
Usciti, ci accorgiamo che abbiamo un faro fulminato. Domenica mattina! Arghhhhh….. va bene in autostrada lo facciamo sostituire.
Primo autogrill, il benzinaio dice che non può sostituire la lampadina perché c’è da smontare una mascherina ed il faro tutto e non si cimenta. Va bene proviamo al prossimo.
Decidiamo di proseguire anche senza un faro e lo cambieremo il giorno dopo.
Poco prima di Belluno si accende la spia dell’olio. Bisogna sostituirlo.
Ariarghhhhh
Non abbiamo fatto il tagliando.
Secondo autogrill. Non sostituiscono l’olio ma fanno solo rabbocco perché non hanno il ponte. Il libretto della macchina dice che possiamo fare altri 1000 km con quell’olio. Decidiamo di rischiare.
Longarone. C’è un piccolo distributore proprio di fronte alla diga. Ci fermiamo per tentare.
Il benzinaio vecchietto dice che si può fare…. Ci cambia l’olio. Ma non vediamo nessun ponte.  Il vecchietto apre tombini, tira fuori secchi, coperte, crick professionali e senza far cadere nemmeno una goccia, ci cambia l’olio sdraiato sotto la macchina…… visto che il tizio mi sembra intraprendente provo.
Abbiamo anche un faro fulminato. Lei ci può cambiare la lampadina?
Ci provo- dice.
E ci riesce …..
In circa un’ora abbiamo avuto un cambio d’olio da 7 litri ed una lampadina cambiata e mi pare anche a buon mercato: 99 euro.
Il benzinaio vecchietto, in una parte del suo scrigno aveva anche dei tergicristalli usati ma ancora buoni per la funzione…. Li sostituiva a chi ne perdeva uno o che ne so io…. Insomma quel distributore è una miniera.
Proseguiamo. Arrivati a Tai di Cadore ci imbattiamo in una colonna di macchine dirette a Cortina, immediatamente facciamo inversione ad U andiamo verso Auronzo. Strada libera
Da Auronzo facciamo il passo di Monte Croce , giù a Sesto e poi San Candido…. La strada da monte croce corre parallela a piste ciclabili che arrivano a Sesto, proseguono per San Candido e per Dobbiaco e poi da San Candido arrivano fino in Austria sempre incrociando la strada statale. Posti davvero interessanti,  c’è da farci un pensierino per delle prossime vacanze. Passiamo in Austria e a pochi km ci imbattiamo in un outlet della Loacker dove dire che era scoppiata una guerra ai wafer era dir poco. Sul luogo arrivano le piste ciclabili da San Candido e quelle austriache, per cui il parcheggio era un mare di biciclette, al bar all’aperto dell’outlet c’era una orchestra tipica del Tirolo che suonava musica tradizionale. I tavolini erano tutti pieni e nello spaccio c’era l’arrembaggio ai quadrotti, ai Napolitaner e giù di lì.



Dopo la breve sosta allo spaccio Loacker, proseguiamo per Kals am Grossglockner nostra meta giornaliera. Passiamo per valli davvero belle e ben tenute. Costeggiamo un fiume tra Leinz  e Matrei I.O.  molto burrascoso, lungo il quale ci sono varie scuole di rafting, Notizia utile forse ai Borghini e qui ci capiamo in molti. Peccato, che a differenza del Canada, dove c’erano cartelli esplicativi ovunque, qui nessun cartello ci dice come si chiama il fiume. Andiamo ancora avanti e proprio dietro una curva c’è una bellissima cascata che si getta in un torrente. Molto molto bella e riposante.
Poco più avanti alla cascata, prendiamo la stradina che ci porta alla nostra pensioncina,  poco frequentata e ben nascosta…… dove troviamo due di Rovigo ed uno che abitava nella nostra stessa via.
Bella giornata, nemmeno tanto stancante, posto delizioso e silenzioso.

sabato 13 agosto 2011

Il giorno prima....

Rientrati a fine luglio sono qui a fare il resoconto del nostro viaggiare di quest'anno.
Scriverò come se i miei ricordi fossero la cronaca giornaliera del nostro andare per le terre austriache del mese scorso.
Iniziamo


Ci siamo  domani parte. Quest'anno restiamo in Europa e approfondiremo la nostra conoscenza dell'Austria. L'itinerario di viaggio è Ost Tirol, Carinzia e Salisburghese. Terre di monti, laghi, foreste  e silenzi. Sono qui in casa a fare il briefing con le valigie e mi pare che siamo quasi pronte. Mi sa però che ho esagerato.... va bene che andiamo in macchina per cui non abbiamo problemi di bagaglio ma tre valigie sono troppe. Aspetto Stefano e decidiamo il da farsi.
Entreremo in Austra dal valico di San Candido, dopo aver attraversato Veneto e Alto Adige attraverso la strada Alemagna. Prima tappa Kals am Grossglockner, la montagna più alta dell'Austria, più di 3700 mt e con il grande ghiacciaio, il Pasterze.